"L'amica geniale" che è in noi

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L'amica genialeDiventare. Era un verbo che mi aveva sempre ossessionata, ma me ne accorsi per la prima volta solo in quella circostanza. Io volevo diventare, anche se non avevo mai saputo cosa. Ed ero diventata, questo era certo, ma senza un oggetto, senza una vera passione, senza un’ambizione determinata. Ero voluta diventare qualcosa – ecco il punto – solo perché temevo che Lila diventasse chissà chi e io restassi indietro. Il mio diventare era diventare dentro la sua scia. Dovevo ricominciare a diventare, ma per me, da adulta, fuori di lei.”

Questa è una delle parti che più mi hanno colpita de “L’amica geniale”, la quadrilogia di Elena Ferrante, misteriosa scrittrice napoletana che sembrerebbe nascondersi dietro uno pseudonimo e che con i suoi libri sta raccogliendo un enorme consenso, in Italia e anche oltreoceano. Ho divorato i quattro sostanziosi volumi uno dietro l’altro, incapace di staccarmi, sentendomi addosso umori e malumori delle due protagoniste, immergendomi a pieno nelle personalità descritte in quelle pagine in tutte le loro sfaccettature.

Perché proprio un gomitolo?

Inserito in Sulla Psicologia

gomitoloE così, mi ritrovo a inaugurare questo spazio, che sarà di promozione della mia attività professionale, ma anche di riflessione intorno ai temi che più attirano la mia attenzione e che hanno un risvolto psicologico.

Dietro la scusa del “marketing”, infatti, termine che oggi si utilizza sempre più spesso e che ammetto di accostare solo faticosamente alla professione dello psicologo, ho forte e chiaro il desiderio di dare una forma scritta e comunicabile alle impressioni che mi ritrovo ad avere nella vita quotidiana da “osservatrice partecipe” di dinamiche e stimoli di tutti i tipi, e di condividere tali impressioni su mezzi che consentono di portare feedback e confronti. Si tratterebbe di una sorta di “diario di bordo”, insomma, in cui il viaggiatore non scriverebbe direttamente di se stesso, bensì del viaggio che lo colpisce. Tra l'altro, la figura dello psicologo ormai è molto cambiata. Psicologi e psicoterapeuti non sono più relegati nei loro studi, ma si interfacciano continuamente con la società, diffondendo la cultura psicologica anche grazie allo strumento del web. E in questa intenzione, condivisa dall’intera categoria professionale, di andare verso la società e di non rimanere chiusi nel proprio studio, scorgo un altro dei motivi che mi porta a scrivere qui oggi.