Il confine della pelle

Inserito in Psicologia nel Cinema

Mi piace molto andare a scovare film italiani passati quasi inosservati, sconosciuti ai più, o presto dimenticati. Soprattutto se non sono produzioni altisonanti e risalgono a qualche decennio fa. Li si può guardare con la lucidità della distanza temporale e senza la soggezione che a volte comporta il grande film.

Così, mi sono ritrovata a rivedere un film del 1994 intravisto da ragazzina e poi messo nel dimenticatoio, “Senza pelle” di Alessandro D’Alatri.

Si tratta di un film che è di indubbio interesse per chi, per qualsiasi motivo, è vicino ai disturbi psichiatrici e per chi apprezza le produzioni sul tema, ma che permette di riflettere su un aspetto rilevante per l’esperienza umana in generale. Per alcuni versi un po’ crudo, per altri forse poco realistico, in ogni caso è nel complesso un prodotto di valore, grazie anche alla sorprendente recitazione dell’attore principale.

Due chiacchiere con una Tagesmutter

Inserito in Dialoghi

Se c’è una professione nascente che mi incuriosisce molto è quella della Tagesmutter, parolone tedesco che sta per “Mamma di giorno”, diffusa già da tempo nei Paesi del Nord Europa e, negli ultimi anni, anche in Italia.

Gli impegni lavorativi sono sempre più gravosi, gli orari poco flessibili, le strutture per l’infanzia non sempre presenti sul territorio, spesso troppo piene o costose, e in ogni caso vincolate a precisi orari di apertura e di chiusura, quindi, perché non affidare i propri piccoli a un “nido familiare”, ovvero, a una donna-mamma che mette a disposizione la propria casa e le proprie competenze didattiche ed educative per un piccolo gruppo di bambini?

Quando la massa diventa “web”

Inserito in Gruppi e Società

“(…) All’interno di una massa e per influsso di questa, il singolo subisce una profonda modificazione della propria attività psichica.”

Era il 1921 quando Sigmund Freud scrisse queste parole nel suo prezioso Psicologia delle masse. Quest’opera, così significativa sia per l’evoluzione della psicoanalisi che per la storia della psicologia dei gruppi, mi ritorna in mente in questi giorni così densi di dibattiti sul “web” e sulla sua “follia”.

Dalla pubblicazione di quest’opera, ancora incentrata sul modello pulsionale, è passato ormai quasi un secolo; gli studi e le ricerche sulle folle, le masse, i gruppi allargati, sono stati innumerevoli, nell’ambito della psicologia sociale, della psicodinamica dei gruppi, della psicologia di comunità. La tendenza, che compare in ogni moltitudine umana, a formare una massa psicologica è stata ben scandagliata, così come le caratteristiche tipiche dei grandi gruppi.

La lunga scia del terremoto

Inserito in Gruppi e Società

Inizialmente, ho accolto sia con fastidio che con stupore, le varie indignazioni polemiche che si sono susseguite a raffica, una dietro all’altra, a partire dal giorno in cui si è verificata la prima violenta scossa di terremoto fino ad oggi, mobilitando l’opinione pubblica ora in un verso, ora in un altro, alimentando tensioni, sollevando polveroni.

Ormai l’informazione, e la falsa informazione, corrono principalmente lungo i binari dei social network, ed è noto quanto indignazioni e contro-indignazioni siano quasi “indotte” dalla condivisione a catena di link e (pseudo) notizie. È noto, inoltre, quanto queste indignazioni abbiano vita breve e vengano velocemente soppiantate da altre. L’estate del 2014, ad esempio, ha visto una mobilitazione generale intorno alla questione palestinese, una mobilitazione accesa, viva, conflittuale, che improvvisamente si è interrotta. Lo stesso è accaduto l’estate successiva, nel 2015, quando l’attenzione di tutti si è concentrata sulla situazione critica della Grecia, fino a che, sempre all’improvviso, nessuno si è più chiesto che fine avessero fatto i greci. E così è accaduto tutte le altre volte in cui si è verificato un attentato, un golpe, un incidente ferroviario.